Avete iniziato a organizzare il matrimonio e le idee non mancano. Ci sono partecipazioni che vi piacciono, colori che immaginate per il ricevimento, fotografie salvate e dettagli che vorreste assolutamente inserire. Alcune proposte sono molto diverse tra loro, eppure vi attirano tutte.
Prima o poi arriva il momento di scegliere. Ed è lì che le cose possono complicarsi: come capire quali idee stanno bene insieme? E soprattutto, quali raccontano davvero qualcosa di voi?
È una domanda che conosco bene, anche per un’esperienza personale che ha cambiato il mio modo di lavorare. Da quell’esperienza è nato il Metodo Ascolto, Mani e Parole, con cui oggi progetto gli inviti e i coordinati di nozze di Storie di Nozze, il progetto dedicato alle coppie del mio laboratorio Riso&Raso.
1. Quando mi sono sposata, nessuno mi ha fatto domande
Quando mi sono sposata mi sono affidata a fornitori esperti. Conoscevano bene il loro mestiere, avevano proposte e soluzioni pronte, e io mi sono fidata.
Il problema è che nessuno mi ha fatto davvero domande su di noi. Nessuno si è fermato a chiedere chi fossimo, quali valori volevamo esprimere o che cosa desiderassimo condividere con le persone invitate.
Così mi sono ritrovata con cose realizzate bene, ma nelle quali non mi riconoscevo.
Quell’esperienza mi è rimasta dentro. Ripensandoci, ho capito che quello che mi era mancato era la possibilità di partire da noi, prima di arrivare alle scelte.
È anche il motivo per cui oggi, quando incontro una coppia, non comincio mostrando un catalogo. Mi interessa conoscere le persone che ho davanti, capire che cosa è importante per loro e solo dopo cercare il modo di trasformarlo in qualcosa di concreto.
2. L’ASCOLTO per cogliere ciò che conta davvero e trovare una direzione
Io sono miope, e chi vede poco impara presto a prestare attenzione alle voci, alle sfumature, al tono di una frase, al peso di una pausa. È un’abitudine che mi accompagna da sempre e che ritrovo nel mio modo di ascoltare le persone.
Durante una conversazione posso scoprire che un luogo ha un’importanza particolare, che c’è una tradizione familiare a cui tenete o che una passione condivisa fa parte della vostra vita. A volte questi elementi emergono spontaneamente, mentre mi raccontate come vi siete conosciuti o come immaginate il matrimonio.
Altre volte, invece, il punto di partenza è molto pratico: avete già raccolto tante idee, ma non sapete da quale cominciare.
In entrambi i casi cerco di individuare ciò che conta davvero per voi. Perché conoscere la vostra storia mi aiuta anche a capire quali scelte potrebbero rappresentarvi meglio.
Facciamo un esempio. Avete trovato due proposte per le partecipazioni e vi piacciono entrambe. Se guardiamo soltanto la grafica, scegliere può essere difficile. Ma quando abbiamo chiarito quale atmosfera desiderate, che cosa volete comunicare e quali elementi vi appartengono, possiamo confrontarle con maggiore consapevolezza.
Magari una delle due è bellissima, ma non ha molto a che fare con il matrimonio che state immaginando. L’altra, invece, può diventare il punto di partenza anche per il libretto della cerimonia, il tableau e gli altri coordinati.
L’ascolto serve anche a questo: trovare un criterio che renda più semplici le decisioni successive, senza dover ricominciare ogni volta da zero.
3. Le MANI per dare forma alle idee: anche grafica e materiali parlano
Le mani le ho prese da mio padre, che era un artigiano. Da lui ho imparato quanto lavoro, pazienza e attenzione servano per trasformare un’idea in qualcosa che si possa tenere tra le mani.
Oggi questa eredità vive nel laboratorio Riso&Raso, dove mi occupo di progettazione grafica e realizzazione artigianale. Scelgo carte e materiali, studio i colori, provo accostamenti e lavorazioni, verifico che ogni elemento sia bello da vedere ma anche adatto alla funzione che dovrà svolgere.
In questo lavoro ho imparato che i materiali e la grafica hanno un linguaggio tutto loro.
Pensa a una partecipazione di matrimonio. Prima ancora di leggere il testo, chi la riceve vede una busta, la apre, tocca la carta, osserva i colori e i caratteri. Una carta naturale e materica trasmette una sensazione diversa da una superficie liscia; una grafica essenziale racconta qualcosa di diverso da una composizione ricca di dettagli.
Ma il significato non dipende da una caratteristica isolata. Lo stesso colore, lo stesso materiale o lo stesso simbolo possono assumere un senso diverso a seconda delle persone che li hanno scelti e degli elementi a cui vengono accostati.
Per questo mi piace partire da ciò che abbiamo scoperto attraverso l’ascolto. È da lì che cerco la forma più adatta: una grafica, una carta, un colore o una lavorazione che abbiano un motivo per essere proprio nel vostro progetto.
4. Le PAROLE per rendere ogni coordinato più personale e autentico
Mi è sempre piaciuto leggere e ho sempre dato importanza alle parole ma la svolta c’è stata quando mi sono formata come celebrante laica. Scrivendo cerimonie ho imparato quanto sia importante scegliere espressioni che appartengano davvero alle persone, al loro modo di raccontarsi e alle relazioni che hanno costruito.
Porto la stessa attenzione nei coordinati di nozze.
Una partecipazione, naturalmente, deve comunicare le informazioni necessarie per essere presenti al matrimonio. Ma il modo in cui viene scritto quell’invito può raccontare molto di voi: può essere semplice e diretto, affettuoso, allegro oppure più raccolto. Può contenere un riferimento alla vostra storia o un pensiero rivolto alle persone che desiderate avere accanto.
E le parole possono accompagnare anche altri momenti. Un libretto può aiutare a comprendere il significato di un passaggio della cerimonia; un cartello di benvenuto può accogliere gli ospiti con un messaggio personale; un ringraziamento può dire qualcosa che vi sta particolarmente a cuore.
Naturalmente, non sono soltanto i testi a comunicare. Anche la grafica, i colori e i materiali parlano, ciascuno a modo proprio.
Quando progetto un coordinato, cerco quindi di farli lavorare insieme. Una frase può suggerire una scelta grafica, un simbolo può trovare nelle parole il proprio significato e un materiale può rafforzare il carattere di ciò che stiamo raccontando.
È dall’incontro di questi linguaggi che nascono coordinati capaci di assomigliarvi, anche senza dover spiegare ogni singola scelta.
5. Victoria e Francesco: un luogo importante diventa un simbolo da condividere
Penso a Victoria e Francesco. Lei venezuelana, lui italiano, vivono a Lisbona e hanno scelto l’azulejo, la tradizionale mattonella decorata, come simbolo del loro matrimonio.
Lisbona è il luogo in cui continua la loro storia. L’azulejo ha permesso di portare un riferimento a quel luogo nel progetto dei coordinati, attraverso il suo linguaggio visivo, fatto di decorazioni e colori riconoscibili.
La scelta è arrivata anche agli ospiti: ciascuno ha ricevuto un azulejo come ricordo del loro cammino.
Mi piace questo esempio perché mostra come un elemento che appartiene alla vita di una coppia possa diventare parte del matrimonio e poi un oggetto da portare a casa. Il suo significato nasce dalla storia di Victoria e Francesco, mentre la forma concreta permette di condividerlo con altre persone.
È uno dei modi in cui ciò che conta per due persone può trovare spazio nei coordinati e accompagnare gli ospiti anche dopo la festa.
6. Cosa succede quando gli ospiti riconoscono qualcosa di voi?
Immagina ora di essere invitato al matrimonio di due persone che conosci bene.
Apri la loro partecipazione e trovi una frase che sembra proprio scritta da loro. Oppure noti un simbolo che ti ricorda un luogo importante della loro vita. Quando arrivi al matrimonio, ritrovi quel riferimento nel libretto della cerimonia, sul tableau o in un piccolo dettaglio preparato per gli ospiti.
Magari ti torna in mente un episodio che avete vissuto insieme. Oppure scopri, grazie a poche parole, qualcosa che ancora non conoscevi della loro storia.
A quel punto quel dettaglio ha per te un significato particolare. Ti parla di persone a cui vuoi bene e della relazione che hai con loro.
Questo riconoscimento può diventare coinvolgimento. Un riferimento condiviso può far nascere una conversazione, un sorriso, un’emozione; un oggetto ricevuto durante la festa può riportare alla mente quel momento anche molto tempo dopo.
Naturalmente ciascun ospite vivrà il matrimonio a modo proprio. Una persona riconoscerà subito un riferimento, un’altra ne scoprirà il significato durante la cerimonia e un’altra ancora ricorderà soprattutto le parole che le avete dedicato.
Ma è proprio qui che trovo una risposta al desiderio di tante coppie di vivere un matrimonio indimenticabile.
I ricordi non dipendono soltanto da ciò che sorprende. Possono nascere anche dal riconoscere qualcosa di familiare, dal sentirsi coinvolti nella storia di persone importanti e dalle emozioni che quei momenti suscitano.
7. Ascolto, mani e parole: non una metafora ma il filo che tiene insieme tutto
Per arrivare a questo risultato, l’ascolto, le mani e le parole lavorano insieme fin dall’inizio.
Mentre vi ascolto, cerco di comprendere quali aspetti della vostra storia possono dare una direzione al progetto. Attraverso la grafica e il lavoro artigianale do forma a quella direzione, scegliendo materiali, colori e soluzioni adatti a voi. Con la scrittura cerco le parole che possano accompagnare quei dettagli e dare voce a ciò che desiderate condividere.
Nel lavoro quotidiano torno continuamente da un aspetto all’altro. Un testo può farmi ripensare una composizione grafica, una prova su carta può suggerire una soluzione diversa e una conversazione con voi può chiarire meglio il significato di un particolare.
Questo modo di procedere permette di costruire inviti e coordinati che mantengano una propria identità, pur avendo funzioni diverse. La partecipazione deve annunciare il matrimonio, il libretto accompagnare la cerimonia, il tableau aiutare gli ospiti a trovare il tavolo e un ringraziamento esprimere la vostra gratitudine. Ognuno ha un compito preciso, ma tutti possono conservare qualcosa che li rende riconoscibili come vostri.
E per voi c’è anche un vantaggio concreto: avere una direzione condivisa significa poter valutare le proposte con maggiore chiarezza. Quando emerge una nuova idea, possiamo capire insieme se arricchisce il progetto oppure se ci porterebbe lontano da ciò che avete scelto di raccontare.
Se vuoi vedere come questo modo di lavorare prende forma in progetti diversi, puoi esplorare gli altri progetti di nozze che ho realizzato.
Ricapitolando: il ricordo comincia da ciò che vi rappresenta
Ripensando al mio matrimonio, quello che mi era mancato era la possibilità di riconoscermi nelle scelte fatte. E quanto questo mi sia costano: per questo motivo non ho le foto con papà all’uscita di casa. Così oggi so quanto sia importante cominciare proprio da lì.
Quando le parole, la grafica, i colori e i materiali nascono da ciò che vi rappresenta, gli inviti e i coordinati acquistano un’identità che può accompagnare tutto il matrimonio. E quando anche gli ospiti ritrovano qualcosa di voi in quei dettagli, hanno un’occasione in più per sentirsi partecipi, emozionarsi e conservare un ricordo personale di quella giornata.
È questo il senso del Metodo Ascolto, Mani e Parole: cogliere ciò che conta per voi e dargli una forma che possiate riconoscere e condividere con le persone che amate.
Da dove possiamo cominciare?
Se avete già qualche idea ma non sapete ancora come concretizzarle in modo coordinato, armonico e significativo, scrivimi e raccontami a che punto siete. Quali scelte avete già fatto, quali vi lasciano ancora dei dubbi e che cosa vorreste far vivere ai vostri ospiti.
Non servono un tema definito o idee precise. Possiamo cominciare da ciò che avete in mente e cercare insieme la direzione che vi rappresenta.
Carolina Scoponi — fondatrice del progetto Riso&Raso e del progetto Storie di Nozze.